Cosmografie di carta

Sarebbe infantile pensare che ciò che forma il regno vegetale dipenda unicamente da quello che si trova nelle sue dirette vicinanze. Tutto il cielo con le sue stelle è partecipe alla crescita delle piante.
(Rudolf Steiner, 1918)


Marina Faggioli ci presenta Hortus Conclusus, una serie di collage tridimensionali di carta. I lavori sono stati eseguiti con grande manualità e pazienza: ritagliando immagini stampate di paesaggi antropizzati e naturali e poi assemblandoli: mappe di città, carte geografiche, mappe stellari e planetarie, fotografie di flora, fauna e volti umani. Opere in cui tutti gli elementi si presentano come volessero aprire le danze in un gioco da bambini: piccoli giardini di carta, microcosmi delicati, geografie fantastiche.

Viene stuzzicata la voglia di interagire con questi girotondi di carta, come fossero libri “pop-up” con le loro ingegnose sorprese da scoprire. Questa caratteristica avvicina queste creazioni anche ai primi libri tridimensionali della storia, tra cui l’opera astrologica del matematico Pietro Apiano, Cosmographicus liber, stampata la prima volta nel 1524. Qui, cosmografia è inteso come “descrizione del mondo” nel senso ampio, – parola derivata da kósmos (terra/mondo) e gráphein (descrivere). Il grande manuale include excursus di geologia, geografia e astronomia, ma, soprattutto, contiene numerose volvelles, cioè strumenti costituiti da dischi di carta sovrapposti, mutuamente rotanti. Erano utilizzati al fine di calcolare e prevedere, tra l’altro, le posizioni dei pianeti, così da poter sperimentare direttamente le teorie espresse nel testo.

Si presentano come parenti delle volvelles, i lavori della serie Hortus Conclusus. Come se l’artista si volesse riallacciare a quel modello di osservazione concentrandosi sulla gamma fenomenologica del mondo che ci circonda. L’osservazione della natura diventa indagine delle sue funzioni e dei suoi processi e ne fanno riferimento diretto i titoli: Onde, Montagne, Anemoni; ci portano dritti ai principi stessi dei processi naturali – Flussi, Rotte, Arterie, e poi Cosmo, Embrione, – espressione del principio generante, della dinamica del nascere e del crescere.

Da sempre affascinata dallo studio delle piante, anche come illustratrice scientifica, Marina Faggioli si è da lungo tempo interessata alla flora e alla fauna, sviluppando uno stile decorativo, non naturalistico. Con ciò si dimostra vicina all’estetica dei romantici tedeschi e alla loro predilezione per le geometrie vegetali. Nell’epoca di Goethe, che conobbe un grande desiderio di ornamenti fantasiosi derivanti in parte dall’ammirazione per le grottesche di Pompei ed Ercolano da poco scoperti, Marina Faggioli ha trovato una dimensione congeniale.

Schlegel intese il termine Arabeske sia come forma naturale che come forma originata dalla fantasia umana. In fondo, essenzialmente, i romantici tedeschi non furono guidati a questa predilezione da interesse scientifico, ma perché videro nella commistione tra piante, animali e forme ornamentali una espressione della pienezza vitale della natura generante. E, come loro, Marina Faggioli nutre una vera passione per la tecnica della silhouette, cogliendone la dimensione estetica e decorativa.

Ma non si ferma qui il lavoro dell’artista. Intensa osservatrice dei processi vitali delle piante, Marina Faggioli si affida a quello che vede quotidianamente mentre cura il suo orto. La crescita avviene in modo spontaneo, senza un ordine imposto, senza interventi di controllo. Cogliendo questo aspetto non secondario della crescita e della condivisione dello spazio secondo le leggi naturali, l’artista costruisce un suo modello di mondo.

La serie Hortus Conclusus ci parla degli equilibri precari del mondo: l’Hortus Conclusus, come spazio segreto e raccolto, luogo ideale di meditazione, ci sollecita a vedere chiaramente quanto è piccola e circoscritta la nostra terra e ci suggerisce come percepirla: un delicatissimo equilibrio tra tutti gli esseri viventi, come gli incastri fragili di questi microcosmi di carta. Marina Faggioli ci ricorda nelle sue cosmografie la stretta appartenenza del nostro mondo al sistema dell’universo, i cui equilibri delicati sono da salvaguardare con urgenza.

Inés Richter